giovedì 14 agosto 2014

Intervista ad Andrea Turco, una finestra sempre aperta sulla birra artigianale!


Pnz Brewers oramai è diventato un blog "una tantum". Per tenere alta
Andrea Turco
l'attenzione stiamo cercando però di offrirvi post di grande interesse. Quello di oggi lo è senza dubbio alcuno. Pubblichiamo di seguito l'intervista al "non birraio" più influente del mondo della birra artigianale italiana: Andrea Turco.
Citiamo solo alcune iniziative del nostro ospite: il blog Cronache di Birra, Fermentazioni: uno degli eventi birrai più importanti in Italia, la Settimana della birra artigianale e molto altro. Non voglio tediarvi oltre, leggiamo allora cosa ci ha raccontato Mr Cronache di Birra. Buona lettura.

Come nasce la tua passione per la birra artigianale e l'idea di cronache di birra?                                              
La mia passione per la birra artigianale nasce molto prima del blog e in una maniera molto semplice: un giorno (tanti anni fa) mio fratello mi consigliò di visitare un pub romano, perché proponeva "birra buona". Al tempo quel concetto era a dir poco sconosciuto, quindi mi avvicinai incuriosito. Il primo assaggio fu una rivelazione e l'inizio di un lungo viaggio personale, dal quale non sono più tornato indietro. Per la cronaca il pub in questione era il celeberrimo Ma che siete venuti a fà di Roma. L'idea di Cronache di Birra nasce invece diverso tempo dopo. Il mio lavoro (consulente informatico) mi ha sempre spinto a documentarmi su blog di settore, al punto che un giorno pensai: "Quanto mi piacerebbe leggere qualcosa del genere sulla birra artigianale!". All'epoca non c'era niente di simile e allora decisi di provarci in prima persona, con l'idea di curare un blog aggiornato quotidianamente. Evidentemente in molti avrebbero voluto consultare uno strumento del genere, se è vero che Cronache di Birra ottenne in brevissimo tempo un grande riscontro di pubblico.                                                                                                                                                                              Cosa ne pensi della propensione al marketing dei microbirrifici italiani. È un argomento solo "da grandi" o noti qualche strategia anche tra i più piccoli? (Questa domanda nasce dal fatto che noto una certa ritrosia ad esempio nel rispondere all'intervista. Mentre un birrificio come Baladin ha dato subito massima disponibilità. È il mio blog poco attraente? sono i microbirrifici poco strutturati per intessere relazioni con il pubblico? o ritieni che sia semplicemente un caso?)                                    Rispetto a qualche anno fa c'è una maggiore propensione al marketing, ma parliamo di iniziative di piccolo spessore che non possono certo competere con l'industria. Chiaramente alla base c'è una diversa potenza economica, che in ambiti del genere è un fattore davvero troppo importante. Diversa è la poca propensione o trascuratezza di tanti produttori artigianali, che ritengono non importante curare taluni aspetti. Purtroppo è una costante anche dopo anni di sviluppo del movimento, ma anche qui qualcosa sta cambiando.                                                                                                                                                                                       Birra industriale vs artigianale. Pensi ci sarà un intensificarsi di campagne dei colossi del settore contro l'ascesa dei microbirrifici italiani?                                                                                                                                               Più che campagna contro l'ascesa, credo che si intensificheranno i tentativi di cavalcare l'ascesa, appropriandosi dei valori della birra di qualità. Un disciplinare o una definizione di birra artigianale potrebbe salvaguardare il nostro mondo, ma siamo prima di tutto noi appassionati che dobbiamo fare giusta comunicazione e smascherare questi imbarazzanti tentativi dell'industria di camuffare la sua natura.                      La birra artigianale italiana è ormai maggiorenne. Cosa manca, se manca ancora qualcosa, per la completa emancipazione? 
Logo Cronache di birra blog
Manca tantissimo, non siamo che all'inizio dell'avventura e sarebbe impegnativo stilare un elenco degli aspetti che è opportuno sviluppare ulteriormente. In senso generale diciamo che al settore serve ancora solidità e chiarezza. Paradossalmente credo che la qualità media delle produzioni sia uno degli aspetti più all'avanguardia nella birra artigianale italiana.                                                                                                                       Quali pensi saranno le maggiori novità nell'ambiente nel prossimo futuro?                                                        Bisognerebbe avere la sfera di cristallo! Dopo anni passati a elogiare il "famolo strano" e gli effetti speciali a tutti i costi, si tornerà probabilmente ad apprezzare birre semplici e immediate, facili da bere. Alcuni svilupperanno questa esigenza con la riscoperta di stili considerati erroneamente troppo blandi, altri invece riducendo semplicemente il grado alcolico di alcune tipologie. E poi occhio all'incontro tra birra e cucina, un argomento che fino a oggi è stato affrontato in modo molto superficiale.                                                             Il mondo dell'homebrewing è una sorta di "faro" o meglio ispirazione per le imprese statunitensi. Credi ci sia questo tipo di relazione anche in Italia?                                                                                                                             Direi che in passato questo stretto legame c'è stato sicuramente, almeno in relazione alla divulgazione della cultura birraria nel Paese. Rispetto agli Stati Uniti oggi la situazione italiana è leggermente diversa, con gli homebrewers che hanno poca influenza sui birrai pro. Negli States ad esempio uno stile nuovo come quello delle Cascadian Dark Ale è nato originariamente tra gli hb, per poi essere "adottato" dai birrifici craft. In Italia oggi un fenomeno del genere è poco probabile, ma non escludo che qualcosa potrebbe cambiare in futuro. L'unico stretto legame che resiste tra i due mondi è quello di provenienza di molti nuovi birrai, che dalle pentole di casa passano direttamente ai fermentatori del loro impianto professionale.                                                             Ci sono state molte innovazioni o eccentricità nel mondo della birra artigianale italiana. Un esempio è la tracciabilità dei prodotti del birrificio Barbarossa o la creazione di veri e propri stili come la birre alla castagne o al vino, impianti azionati da energia geotermica e altro. Quale ti ha più meravigliato o ricordi con maggiore interesse?

                                                               
Settimana della birra artigianale
         
Ci sono alcuni birrifici italiani in prima fila per quanto riguarda l'innovazione. Ad esempio mi colpì molto il progetto delle fermentazioni in anfora di Birra del Borgo, così come attendo con curiosità la sua nuova linea di fermentazioni spontanee. In tempi recenti mi ha intrigato l'impiego di luppoli tostati del Birrificio Italiano (per la sua Nigredo), mentre anche il metodo Solera per la Xyauyù di Baladin a suo tempo fece un certo clamore. Per il futuro mi aspetto una specializzazione dei birrifici italiani nelle birre che strizzano l'occhio al mondo del vino: inizialmente l'idea mi piaceva poco, ma devo dire che mi sono dovuto ricredere visti i risultati ottenuti.                                                                                                                                              

C'è un'eterna questione in atto: la birra agricola. Cronache di birra si è espressa più volte. Ricordi anche ai nostri lettori il tuo punto di vista. 

Logo Fermentazioni
Fondamentalmente al momento in Italia i birrifici seguono regole fiscali diverse tra loro. Se sono agricoli (se in parole povere producono l'orzo utilizzato per la loro birra), possono ricorrere a una disciplina fiscale agevolata. Stiamo parlando di produttori di birra in entrambi i casi, quindi operatori di settore in regime di concorrenza che non denotano differenze apprezzabili. Il risultato è questa assurda iniquità nelle "regole del gioco" stabilite in base a una peculiarità accessoria. Credo che ognuno possa trarne il proprio punto di vista.                                                                                                                                                                                                 Da appassionato a giudice di concorso. Ci racconti come cambia l'approccio in quelle occasioni. Hai un aneddoto che ricordi con piacere?                                                                                                                                           Beh chiaramente il ruolo di giudice richiede molta concentrazione e un approccio totalmente analitico. C'è chi pensa che sia il "lavoro" più bello del mondo e ovviamente ha i suoi aspetti positivi, sarebbe ridicolo affermare il contrario. Però è più impegnativo di quanto si pensi, sia a livello fisico che mentale: assaggiare 50 o 60 birre in un giorno non è certo una passeggiata, soprattutto se ti capitano categorie particolarmente ostiche.Tra gli aneddoti ricordo con piacere uno scambio di battute con Derek Walsh, mio capo-tavolo all'ultimo Birra dell'Anno. Lui ha un approccio che mi piace tantissimo, super professionale e assolutamente metodico, al punto che viene sempre munito di tantissimi gadget a supporto della valutazione. Per anni ad esempio ha portato con sé una tabella dei colori per verificare l'esatta corrispondenza degli SRM della birra con quelli previsti dalla rispettiva categoria. Quest'anno invece ne era sprovvisto e quando gli ho chiesto il motivo mi ha semplicemente risposto: "Tanto non serve a niente".                                                                                                   Hai seguito la genesi e la crescita della maggior parte dei microbirrifici italiani. Sei mai stato toccato dal desiderio di intraprendere questo percorso?                                                                                                                       Credo che sia un'idea che sfiora qualsiasi appassionato, è inevitabile. Tuttavia se devo essere sincero come idea non mi ha mai conquistato davvero fino in fondo. Attualmente non è la mia vocazione e penso che mai lo sarà. Quindi per il momento la birra mi limito a berla. 
Per chiudere una domanda più "filosofica". Cosa lega, in maniera così forte, l'uomo alla nostra amata bevanda? È stato motivo di numerose scoperte tecnologiche, ci sono persone che dedicano gran parte della loro esistenza all'approfondimento dei metodi di degustazione, altri che cercano ingredienti in ogni angolo di mondo. Possiamo ridurre il tutto ad una ricerca dell'ebbrezza o c'è qualcosa di più che lega in maniera indossolubile la birra con la specie umana?
Cronache di birra IPA
Domanda molto interessante, che in passato mi sono posto anche io ma alla quale non sono mai riuscito a rispondere in maniera completa. Penso che i motivi siano infatti di carattere fondamentalmente antropologico, sebbene la birra nei secoli si sia consolidata come bevanda sociale, in contesti strutturati che si sono evoluti insieme alla civiltà umana. Il suo carattere ancestrale si è dunque modificato nel tempo, ma qualcosa (o forse molto) di quella magia resiste ancora oggi. Poi non dimentichiamoci che oggi la birra è vista come una bevanda, ma in passato era considerata un alimento a tutti gli effetti, giustificando quel forte legame di cui parli. È comunque un argomento interessante, che meriterebbe maggiore approfondimenti.                                  


Ringraziamo Andrea Turco per la disponibilità che ci ha accordato. Inutile aggiungere che siamo onorati per aver ospitato nel nostro spazio il "faro" della comunicazione della birra artigianale italiana. Grazie Andrea!                                                                                                                                                              

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